• Stagione consigliata: Estate
  • Dislivello: 900
  • Difficolta': Alpinistiche
  • Mappa tabacco: 010
Cima Ovest di Lavaredo 2973m
  • Punti di appoggio: Rifugio Auronzo (2320m)
  • Periodo: ottobre 2008
  • Partenza: Rifugio Auronzo (2320m)
  • Acqua: non disponibile

La via normale alla Cima Ovest di Lavaredo, aperta il 21 agosto del 1979 da Michele Innerkofler e G. Ploner, rappresenta un esempio di intuizione, ardimento e capacità di lettura della montagna. Ancora oggi, nonostante numerosi ometti e qualche inopportuno segno di vernice, rappresenta una meta remunerativa che alterna stupende visioni a passaggi non del tutto scontati.

RELAZIONE:

Dal parcheggio più alto sopra il rifugio Auronzo (raggiungibile da Misurina in auto o con mezzo pubblico), si imbocca, verso E, un sentierino che dapprima costeggia le pareti della Croda del Rifugio, poi sale a zig zag, sempre ben marcato, fino all’intaglio tra la Cima Grande e la Cima Ovest di Lavaredo: Forcella della Grande (caverna di guerra, 30 minuti dal rifugio Auronzo).

Poco sotto la forcella, si imbocca un canalone, superando qualche tratto più ripido in arrampicata (passi di II).  Dopo circa 80 metri, si percorre una cengetta verso sinistra che conduce su un’articolata cresta. Si sale per questa o poco sotto di essa, incontrando qualche tratto di II, fino alla base di una parete. Si affronta la parete, senza percorso obbligato, per circa 50 m fino ad una sosta su un terrazzino (II con un passaggio di III all'inizio). Da qui si traversa in leggera discesa a destra fino a tornare dentro il canale che si era abbandonato precedentemente (20 m, II e II+). Si risale facilmente il canale (qualche tratto di I) fino alla forcella tra Cima Ovest e Croda degli Alpini: la Forcella della Ovest. Da qui ci si porta, verso destra, alla base di un camino e lo si scala fino ad una larga cengia (15 m, III+, sosta su 2 spit). Si segue la larga cengia verso sinistra e, dopo circa 100 m, si riprende a salire in piena parete W, dove la roccia è più articolata. Seguendo una successione di cenge (breve passaggio di III, presso un restringimento, 1 chiodo), si guadagna un caminetto di circa 10 m (II+) e si continua per una paretina (II, sosta su chiodo) fino ad una cengia che va seguita per circa 30 metri, senza particolari difficoltà fino ad una clessidra attrezzata. Si supera una paretina abbastanza liscia fino ad una sosta con 2 chiodi (10 m, III). Ancora per facile cengia per 20 metri a destra fino alla base di un canale-camino. Lo si supera fino a raggiungere una forcelletta tra gli spuntoni sommitali (20 m, II, sosta su 2 chiodi). Ci si rivolge ora verso la parete a sinistra, che si supera affrontando 10 m di IV sostenuto, con un passaggio di IV+ (roccia unta, 1 chiodo). Dopo questo, che è il passaggio chiave, si guadagna un pianoro con sosta (2 spit). Ora, seguendo gli ometti, si aggira un torrione fino ad un canalino che si risale (pochi metri di II) fino ad una forcellina. Da qui si affronta l’ultimo salto (2 m di IV-, chiodo alla base ed in cima). Aggirati gli ultimi torrioni (tratti di II, esposto) si perviene in cima (Croce - ore 3 dall’attacco).

Discesa: come per la salita, con diverse calate a corda doppia.

 

Note dell'autore

Materiale occorrente: scarponi adatti all’utilizzo in alta montagna, casco, 2 corde da almeno 50 m, NDA.

La roccia è solida, ma abbastanza unta, soprattutto nei tratti più impegnativi. Tutte le calate sono attrezzate. Fare molta attenzione alla caduta di pietre dovuta alla presenza di altre cordate.

 

Cristina Bacci

Autore

Cristina Bacci
  • , figlia dell'Appennino Emiliano, ha avuto presto l'occasione di visitare le Dolomiti, restandone affascinata. Il colpo di fulmine si è tramutato in amore con una frequentazione via via più assidua, culminata con il suo trasferimento nell'ambiente dei suoi sogni. Ha salito oltre 500 cime dolomitiche e percorso innumerevoli itinerari, spesso in ambienti molto severi e in solitaria. Ogni traguardo raggiunto è per lei l'occasione per ulteriori curiosità e nuovi progetti.

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