Scialpinismo in Alpago

“Se qualcuno mi chiedesse che cosa mi rende davvero felice, io risponderei: i numeri. La neve, il ghiaccio e i numeri. E sai perché? Perché il sistema numerico è come la vita umana.” Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve
Numeri, neve e ghiaccio. Ci siamo. Sin dalla copertina. E poi via via nelle immersioni di bianco nel bianco. Lo sguardo dell’autore è verso l’alto e l’intorno. Ogni itinerario contiene una breve e fulminante presentazione. Si tratta di una vera e propria narrazione che va oltre la semplice descrizione (pag. 98, 114, 82). Merito di Francesco è la completezza. L’aver portato a termine il progetto e averlo arricchito con le sue conoscenze filosofiche, cinematografiche, letterarie. Leggendolo si viene avvolti dal morbido, dall’andare, dalla fatica delle salite, dal piacere della luce, dall’emozione delle discese. Abitando in Alpago, ho ripassato i miei monti, ma devo anche dire che molti luoghi li ho imparati da Francesco. Quelli più nascosti del Dolada, o della Val Salatis, del Messer, dell’Antander… Bello rivedere le foto degli anni ’70 di vecchi amici pionieri di discese. Bellissimo il racconto di Gianpaolo Sani il Bracco e il Cavallo.
Uno sguardo quello di Francesco che si posa anche sulla vallata, sui 5 comuni. Ecco allora che troviamo dei frammenti d’Alpago. Troviamo ricordati Martino Pedol, che si fece sbattezzare, Piero de la Mora che si faceva chiamare al Vescovo de Tamera. Ma anche Tilman con la missione Simia, durante la guerra partigiana. La minestra dei morti, tradizione del comune di Farra. Il sentiero dei ponti romani, Lamaraz, la Cansiliella. Il grande faggio e il castagno che ha ingoblato in sé la bicicletta. Un accenno viene fatto all’arte del fuoco nascosto che bene si avvicina all’arte alchemica alla quale viene dedicato un percorso museale a Valdenogher. Ma è ora di ritornare agli itinerari, alle altezze, alle pendenze, all’andare, fra le cime di questo meraviglioso Alpago scialpinistico."